Ricordo che da ragazza, mentre muovevo i primi inconsapevoli passi nel mio percorso spirituale, conobbi una persona che mi sconvolse, spingendomi oltre i limiti fino ad allora conosciuti.
Ero ad un convegno di formazione, ed una compagna di corso mi disse di seguirla perché voleva andare ad una festa che si svolgeva nella struttura dove eravamo ospiti.
Non amando le feste né la confusione cercai di sottrarmi in ogni modo, ma lei insistette dicendomi che questa festa in particolare mi sarebbe piaciuta sicuramente.
Alla fine cedetti e la seguii.
Entrammo in una stanza dove c’erano una decina di persone in piedi intorno ad un letto.
Sul letto giaceva una donna sulla cinquantina, che sorridendo mi accolse dicendomi “benvenuta alla mia festa!”
Le chiesi se fosse il suo compleanno, e lei mi rispose “no, meglio! Oggi sono 25 anni che sono completamente paralizzata”.
Avrei voluto chiederle cosa ci fosse da festeggiare nella totale perdita della propria autonomia e di tutto ciò che riempie e dà valore alla vita, ma sono stata educata a tacere quando rischio di dire qualcosa che potrebbe dar fastidio, perciò rimasi in silenzio e la abbracciai, semplicemente.
Sono passati 30 anni e non ricordo più il suo nome, ma ricordo perfettamente ciò che provai e che quella esperienza mi ha insegnato e continua ad insegnarmi.
Si dice sempre che la salute è la cosa più importante, eppure lei festeggiava il giorno in cui l’aveva persa (e negli anni ne ho conosciuto altre di situazioni simili).
Si dice che i soldi stessi sono importanti, non tanto per il fatto di averne a dismisura, ma per l’opportunità che danno di fare esperienze importanti e formative: viaggiare, studiare e formarsi continuamente, realizzare i propri sogni.
Eppure lei festeggiava una situazione che le rendeva impossibile fare la maggior parte di queste cose.
E i suoi sogni sembravano tutti comunque pienamente realizzati.
Ma allora di cosa abbiamo realmente bisogno, se è possibile essere appagati anche nella totale assenza di ciò che crediamo determini la possibilità stessa di essere felici?
Prova ne è il fatto che qualsiasi cosa otteniamo, immediatamente spostiamo l’asticella cominciando a desiderare qualcos’altro.
Ma allora cosa c’era di così importante in quella cosa/situazione/persona affannosamente inseguita, se anche dopo averla ottenuta c’è ancora qualcosa che manca?
La risposta è importante che la trovi tu per la tua vita, perché solo l’esperienza diretta rende la lezione indelebile.
Io stessa ho dovuto sperimentare più di una situazione di perdita per arrivare a comprendere.
Però voglio condividere ciò che dopo tanti anni e tanto dolore e tanto tanto studio sono giunta a capire:
la soluzione al dilemma è sentirsi costantemente nella pienezza, perché è solo in questo modo che si smette di vivere alla ricerca spasmodica del completamento.
Se invece si sceglie (perché è sempre una questione di scelta) di vivere nella percezione della mancanza, è esattamente la mancanza che continueremo a sperimentare.
Smettere di confrontarsi con uno standard sociale, con le aspettative dei familiari, con i successi altrui è il primo passo.
Sviluppare la fiducia sul fatto che ogni necessità verrà assecondata è il perno.
Ma come si fa a sviluppare questa fiducia?
1) Con l’attenzione costante ai propri pensieri legati alla mancanza: perché desidero ciò che desidero? È un desiderio autenticamente mio o condizionato da qualcosa o qualcuno?
2) Accrescendo la consapevolezza che nel momento presente hai già tutto ciò che ti serve: la vita stessa e l’esercizio della volontà interiore. La volontà di essere sempre protagonista delle proprie scelte, smettendo di sentirsi una vittima delle circostanze.
È facile? assolutamente no.
È però incredibilmente semplice. Una volta che hai imparato a farlo diventa naturale e spontaneo.
Avrei voluto confrontare con lei le mie riflessioni, e sapere se almeno in parte fossero corrispondenti alle sue, ma alla fine non ha importanza.
Ciò che conta è quel passo verso l’evoluzione che grazie a lei ho potuto fare.
E forse è anche per questo che festeggiava ogni anniversario di quella particolare relazione: perché potesse essere un dono per chiunque la conoscesse.
Roma 05 Aprile 2024
