Ciò che ogni cuore desidera ed ogni anima aspira, e ciò che ogni amante desidera per il suo amato, è la felicità.
Ma ne siamo veramente sicuri?
O non è piuttosto qualcosa che ci siamo abituati a credere, e che quindi inseguiamo spinti da un bisogno indotto dal vivere sociale, convinti che sia esattamente ciò che vogliamo?
L’idea della felicità, infatti, spesso non si accompagna ad uno stato di quiete, ma ad una costante proiezione in avanti verso un futuro ipotetico nel quale ogni desiderio sarà stato realizzato ed ogni ostacolo rimosso dal proprio cammino.
Sarei felice se, sarò felice quando, potrei essere felice soltanto se…come se la felicità corrispondesse al raggiungimento di un traguardo e non potesse essere uno stato interiore costante e immutabile.
Difatti, se effettivamente esistesse quel traguardo e, per assurdo, lo si raggiungesse, inevitabilmente l’attenzione si sposterebbe verso qualche altro bisogno, qualche altra mèta da puntare e, in definitiva, verso una nuova intollerabile mancanza da colmare.
Per esempio, mi convinco che sarò felice quando, terminati gli studi finalmente farò il lavoro per cui ho tanto faticato. Ma quegli studi e quel lavoro sono davvero un mio sogno, o non sono la conseguenza dei sogni dei miei genitori?
Oppure penso che raggiungerò la felicità quando avrò un bambino, poi magari quel bambino arriva davvero, e mi rendo conto che lo desideravo per sentirmi amata, unica, esclusiva e mi accorgo che, invece, essere genitore significa accettare di lasciar andare proprio ciò che ho tanto agognato?
Perciò ti invito a riflettere:
che senso ha rivolgere tutti i propri sforzi e tutta la propria emotività verso una terra promessa la cui lontananza porta, nel qui ed ora, soltanto frustrazione, senso di inadeguatezza e di vuoto?
Che senso hanno gli anni spesi verso un obiettivo che, spesso, non è nemmeno nostro e che, seppur raggiunto, non porterebbe alla felicità immaginata?
Se sei arrivato fino a qui, caro lettore, avrai certamente intuìto che esiste qualcosa di diverso e di molto più concreto, vicino e raggiungibile, rispetto ad un miraggio lontano e confuso.
E non mi riferisco al concetto di felicità come capacità di cogliere gli attimi preziosi di perfetta beatitudine che poi, inesorabilmente, volano via.
E nemmeno al proverbiale “chi si contenta gode” che, così espresso, sottintende la fine della ricerca e della tensione verso il miglioramento di sé stessi.
Ti ho appena dato un importante indizio, lo hai notato?
La felicità non appartiene a qualcosa da raggiungere fuori, ma sempre e soltanto all’interno.
Il mondo non fa altro che esprimere, in maniera concreta e tangibile, ciò che già esiste dentro di noi.
Se dentro di me ho tensione, tristezza, paura o rabbia, come posso pensare che qualcosa fuori possa placarle? Lo pensi, caro lettore, perché sei convinto che anche la causa di quelle sensazioni sia all’esterno di te.
Le situazioni, difficili e dolorose oppure gioiose ed entusiasmanti, esistono ma è la nostra reazione ad esse che le rende tali, altrimenti non esisterebbe una gamma così varia di risposte ad una stessa circostanza.
È dentro di te che abita il sentimento, ed è dentro di te che puoi trasformarlo, arrivando a raggiungere uno stato di grazia che nulla può scalfire.
Ma come?
Proprio attraverso quella costante attenzione verso il miglioramento di sé cui ti accennavo poche righe sopra.
Diventare essere umani migliori, però, non vuol dire migliorarsi secondo aspettative esterne, sennò ritorniamo al punto di partenza senza passare dal via.
Il “miglior me stesso” non è come penso che dovrei essere per soddisfare gli altri, ma ciò che il mio essere più profondo e vero ha bisogno di diventare.
Ed è quella la direzione verso cui ho necessità di rivolgermi, e posso arrivarci solamente attraverso le difficoltà, i fastidi e gli ostacoli che, invece, mi sforzo costantemente di rimuovere, spinto da un ideale di assenza di dolore che non può esistere.
Sono proprio gli attriti, ed il fatto di restarci abbastanza a lungo da incuriosirmi su me stesso e conoscermi a fondo, che mi permettono di sviluppare talenti, impiegare risorse che non sapevo di avere e scoprire di essere molto più di ciò che credevo.
In questo senso la felicità è la ricerca stessa, a patto di ribaltare il traguardo, proprio come quando inverti la fotocamera per farti un selfie.
Il risultato di questa ricerca sarà qualcosa che non ci può essere sottratto da niente e da nessuno, una ricchezza stabile ed in continua evoluzione, la cui forza e bellezza aumentano col tempo.
Chiediti, ora, se sei felice. Ed osserva dove si rivolge la tua attenzione.
Se ti focalizzi verso ciò che non va, ciò che cambieresti, che rifaresti in modo diverso ecc., stai alimentando proprio ciò che ti tiene lontano dalla felicità.
Smetti di pensare a te stesso come ad un problema da risolvere, o come ad un vaso rotto da aggiustare, e comincia a rallentare fino a fermarti.
Ed a quel punto respira, ascolta il tuo silenzio e lascia che il vero te cominci a parlare.
Questo è il primo passo verso il segreto dei segreti: la pura gioia di essere vivo e di essere te.
22 Luglio 2026
