Perché unire crescita personale e spiritualità?

C’è stato un tempo, e in molte zone del mondo è ancora così, in cui dalla religione provenivano le regole e i dogmi non soltanto per vivere la liturgia, ma anche per ogni ambito della quotidianità.
Dalla gerarchia religiosa arrivavano indicazioni su come educare i figli, su come comportarsi nella coppia, addirittura su cosa votare, cosa mangiare ecc.
Da alcuni decenni stiamo vivendo, in Occidente, una tendenza opposta: le persone non accettano più ingerenze da parte della religione su come vivere la propria vita, sulle proprie scelte e sui propri progetti.
L’individualità è al centro, l’autorealizzazione è il nuovo dogma.
Questo, da una parte, è una naturale conseguenza dell’evoluzione umana: più divento consapevole di me stesso e più desidero essere libero di esprimermi come meglio credo, con la mia unicità, e meno accetto che qualcuno mi ponga dei limiti.
Tuttavia questo atteggiamento, di fronte alle domande esistenziali cui tutti prima o poi facciamo i conti (Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?) porta ad affidarsi unicamente al caos universale del caso.
Se ad un bambino che chiede perché esiste il mondo, cosa accadrà quando morirà, dove finisce l’amore quando una persona muore, si risponde in modo puramente scientifico e portandolo a credere unica-mente al caso, in lui viene spenta una luce fondamentale per crescere e realizzarsi nella vita: la luce della speranza.
E quando si spegne la speranza, si apre la porta ai mali del momento: l’ansia e la depressione.
Ecco allora dilagare, anche tra i giovanissimi, ogni forma di sofferenza emotiva, che li spinge ad autodistruggersi anziché a lanciarsi nella vita con fiducia e coraggio.
Emanciparsi da quei dogmi religiosi che hanno contribuito alla diffusione di forme pensiero distruttive (si veda soprattutto lo svilimento del ruolo della donna e il conseguente patriarcato) è stato sicuramente giusto e necessario, ma chiudere lo sguardo verso il Divino e negare l’esistenza della dimensione animica è un’altra cosa: come buttare il famigerato bambino con l’acqua sporca.
Né la scienza, né tantomeno la tecnologia che essa esprime, potranno mai rispondere alla domanda delle domande: cosa ha creato l’universo infinito? E perché?
La ricerca interiore che queste domande stimolano, è fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano, dovunque esse portino.
Perché nessuna verità scientifica è esaustiva.

La scienza è per definizione una spinta verso l’ignoto, e non l’accettazione del conosciuto che è solo un trampolino per la scoperta successiva.


Di conseguenza essa non è dispensatrice di verità ultime, ma solo di piccole porzioni di pseudo-verità momentanee, pronte ad essere smentite.
La spiritualità di cui non solo gli individui, ma l’umanità intera ha bisogno, è quella che apre all’intuizione, all’esplorazione che si muove oltre i confini conosciuti e conoscibili dalla mente.
È quella dimensione che, di fronte al mistero della vita, ti lascia nello stupore estatico piuttosto che nella limitata visione casuale.
È lo sguardo dell’innamorato che si apre al nuovo e si getta nel viaggio della scoperta, protetto soltanto dalla verità del suo cuore, e non dalla scienza che pretende di spiegargli perché prova ciò che prova.
È nella gioia del bambino che crede alla fatina dei denti, non tanto per i soldi che trova sotto il cuscino, ma per il fatto di sentirsi accompagnato e sostenuto dall’invisibile, che gli dà il coraggio di affrontare il dolore e le difficoltà.
Poco importa che quella fatina sia sua madre o suo padre, essi sono mossi dalla consapevolezza che credere in una dimensione impalpabile e non dimostrabile, sia il massimo bene per il loro bambino.
Perché per l’adulto dovrebbe essere diverso?
Le persone non guariscono – da problemi fisici o psicologici – soltanto grazie a farmaci o terapie.
Ciò che veramente li porta fuori dal labirinto, è dare senso alle proprie ferite e ai propri dispiaceri.

Ed il senso non deriva da un ragionamento o da una pillola: esso nasce nel riconoscersi parte di qualcosa di grande, che travalichi se stessi e la propria limitata porzione di verità.


Ecco perché, oggi più che mai, un percorso di crescita personale non può prescindere dalla spiritualità.
L’accettazione dell’idea che nella vita tutto è impermanente guarisce la mania del controllo.
La scoperta della propria componente divina spazza via la paura della morte e, di conseguenza, dell’invecchiamento, delle malattie ecc.
La conoscenza di un amore più grande, da cui deriva l’amore umano, libera dalla dipendenza affettiva ed apre a relazioni più sane e felici.
Perfino una realizzazione professionale, che dia una soddisfazione che possa perdurare nel tempo, è possibile solo se impara a camminare di fianco ad un’etica del lavoro che riconosca le anime oltreché dei semplici consumatori.
I soldi, il successo, la notorietà ecc, sono energie neutre, cui noi diamo valore in base al nostro vissuto, alle nostre aspettative, alle nostre paure più profonde.
Lavorare a livello dell’anima porta ad un equilibrio di fondo che emancipa dall’altalena emotiva e di conseguenza dal su e giù economico.
Non c’è abbondanza che non passi dal lavoro su di sé. Sempre e comunque.
E la spiritualità è lo scettro magico che rende tutto possibile.