Pensieri sparsi


Una delle frasi più sagge che abbia mai sentito l’ha pronunciata il coniglietto amico di Bambi nell’omonimo film: “se non hai nulla di gentile da dire, non dire proprio nulla”…questo si insegnava un tempo ai bambini. Adesso con l’alibi del “io dico sempre quello che penso” si calpesta chiunque col pretesto della libertà di espressione. Il problema è che se pensassi prima di parlare magari staresti zitto…

Arriva un momento in cui ti accorgi che il giorno prima costruivi i tuoi ricordi insieme ai tuoi figli, ed il giorno dopo tu assisti mentre essi si costruiscono i loro. Non è né bello né brutto, è la vita. Ma cavoli se arriva velocemente…e tu rimani lì, come un palo della luce cui si sta per fulminare la lampadina…


A volte provi tristezza per cose per cui dovresti essere felice, e gratitudine per cose che dovrebbero renderti triste…non significa essere folli o incoerenti. Siamo semplicemente umani, solo che ce ne dimentichiamo, presi ad inseguire una logica che con le emozioni non ha nulla a che fare


Mi urta sempre più il dovermi mostrare per trovare clienti. Mi urtano coloro che mi propongono il loro sistema super efficace per farteli trovare. Mi urta tutta questa superficie patinata ma col cuore chiuso. Mi urta essere parte di questo ingranaggio. Mi urta tutto di questo sistema che, gradualmente e comprensibilmente, mi sputa fuori. Sarà che ho sonno ma oggi mi urta tutto

Sto diventando qualcosa che non so. Ma questo capita a tutti, ogni minuto di ogni giorno.
Progettiamo, agiamo, amiamo, desideriamo, ma dove esattamente ci porterà realizzarci o disilluderci, nessuno lo sa prima di arrivarci.
Ma quasi mai ce ne accorgiamo. Anzi abbiamo la sensazione dell’immobilità, perfino della noia, nonostante dentro di noi si stia plasmando un nuovo essere in divenire. Io ora lo sento.
Avverto il marasma cellulare dentro di me, come se qualcuno stesse rimestando le uova per fare una frittata.
Sono curiosa di dove mi porterà, ma al contrario del passato in cui fremevo per svelare l’ignoto, ora mi godo il viaggio. Sarà l’età, non credo. Credo che finalmente i fantasmi del passato si siano dissolti e mi lascino stare nel presente con tutta me stessa.
Che si può volere di più?

Essere un genitore consapevole non ti rende in automatico un genitore migliore.
Il dono della consapevolezza consiste nel riuscire a vedere i tuoi errori mentre li stai facendo e, se ti impegni con tutto te stesso, comprenderne l’origine e provare a guarire quelle parti di te che ti spingono a commetterli.
E se proprio sei bravo bravo, ma decisamente bravo, magari eviti di ripeterli.
Io, per ora, sono al secondo “bravo”…per il terzo ci sto lavorando.
Ma io sono un’inguaribile ottimista perciò confido di uscire indenne dall’attuale trincea adolescenziale.
Ad un certo punto finisce…dicono.






Ti amo, ti penso, senza te non vivo…belle parole si, ma alla fine ciò che conta è esserci, restare quando tutto crolla, e la certezza che il bene dell’altro conti quanto il tuo. Sembra facile, ma la prova del tempo dimostra che sono pochi gli eroi che tornano a Itaca per restare.

Qual è la cosa più preziosa di tutte?
Secondo me è il tempo.
Il tempo di pensare, di costruire, di fermarsi e ripartire, di annoiarsi e creare, di sognare ad occhi aperti, di comunicare e diventare.
Ma, soprattutto, il tempo di essere e di accorgersi di essere vivi.
E tutto questo lo capisci quando rischi che il tempo finisca, o finisce per davvero.
Perché siamo strani, noi umani.
Diamo tutto per scontato, anche la vita, aspettando che diventi ciò che dovrebbe essere secondo il nostro punto di vista.
Mentre essa è, e scorre, all’interno del nostro lamentarsi.
Come se si corresse verso un traguardo, aspettandosi di ricevere in premio il tempo della felicità, senza rendersi conto che era già presente durante la corsa.
Ti svelo il segreto più importante: il tempo più prezioso é quello in cui non ti sforzi di essere nessuno, in cui non cerchi di fare niente per arrivare chissà dove con chissà chi.
Il tempo più prezioso è quello in cui fai pace col silenzio, col vuoto, con i fantasmi della tua mente.
In quei momenti, in cui sei solamente tu, nasce un sentimento che è in grado di fermarlo quel tempo che corre, fino a dilatarlo all’infinito: la gratitudine.
Senza motivo, senza direzione, senza scopo.
La gratitudine di esserci.
Così come sei, in quel che c’è.
Non so tu, ma io questa la chiamo felicità.

La fine di agosto è sempre stata per me un misto di emozioni in conflitto.
Da una parte la gioia per una routine che ricomincia, perché ne ho bisogno, in essa mi sento avvolta e al sicuro.
Dall’altra il rimpianto, perché ancora più della fine dell’anno, l’arrivo di settembre mi spinge a fare bilanci.
Sono stata capace di godermi la noia senza sentirmi in colpa?
Di non fare tutte quelle cose che ogni estate mi riprometto di non fare?
Di non lasciarmi vincere dalla tristezza? Perché si, agosto mi mette tristezza. Sono l’unica?
Quest’anno mi dò la sufficienza, perché so che posso fare di meglio.
Ma quanto mi piace pensare che domani ritorni tu, caro settembre…con la promessa della felpa e di quel minimo di attività fisica che mi manca tanto.
Agosto? Spero di vederti l’anno prossimo, per altre lunghe dormite insieme 🤭